Recensione di Gerlando Gatto

Il trio pianoforte – batteria – contrabbasso è forse la formazione più tipica nell’ambito del jazz; con questo organico si sono misurati i più grandi pianisti , da Oscar Peterson a Michel Petrucciani, da Bill Evans a McCoy Tyner.. a Enrico Pieranunzi per approdare sulle italiche sponde. Di qui l’oggettiva difficoltà di proporre qualcosa di nuovo, di stimolante,
Ecco, il pianista Vittorio Mezza affronta questa sfida presentandosi con un trio di assoluto livello completato da Ettore Fioravanti alla batteria e Massimo Moriconi al contrabbasso. Per quanti seguono il jazz, questi due ultimi nomi sono già sinonimo di qualità avendo conquistato una solida reputazione in tanti anni di intensa attività. Mezza, il leader, non è ancora ben conosciuto al grande pubblico nonostante si sia fatto notare già da qualche tempo: così al Roccella Jonica Jazz Festival apre il concerto del Wayne Shorter Quartet e successivamente suona con l’etno jazz ensemble di Danilo Montenegro nel 2005; ha comunque tutte le carte in regola per una bella carriera. Dotato di una solida preparazione di base ( si è diplomato e laureato col massimo dei voti in musica jazz al Conservatorio S. Cecilia di Roma), ha affinato la sua sensibilità studiando con musicisti del calibro di Franco D’Andrea, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Dave Liebman, John Taylor..
Il risultato è la musica che possiamo apprezzare in questo CD, una musica raffinata, ben strutturata, altrettanto ben equilibrata tra composizione e improvvisazione e soprattutto corroborata da un interplay che si evidenzia sia nelle composizioni dello stesso Mezza, sia nei brani di alcuni mostri sacri quali Monk, Pertrucciani e Shorter: splendida l’interpretazione dell’”AnaMaria” di quest’ultimo.

Gerlando Gatto

 

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