{"id":332,"date":"2021-08-04T18:11:16","date_gmt":"2021-08-04T18:11:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vittoriomezza.com\/en\/?page_id=332"},"modified":"2021-09-07T08:39:42","modified_gmt":"2021-09-07T08:39:42","slug":"leggi-le-mie-interviste-e-recensioni","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.vittoriomezza.com\/en\/leggi-le-mie-interviste-e-recensioni\/","title":{"rendered":"READ MY INTERVIEWS AND REVIEWS"},"content":{"rendered":"[vc_row][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1631003978897{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;]\n<h3><b>A TGCOM24 il pianista parla del suo ultimo lavoro, &#8220;NAPOLI JAZZ SONGS&#8221;<\/b><\/h3>\n<h3><b>A cura di GIANCARLO BASTIANELLI per &#8220;Jazz Meeting&#8221;<\/b><\/h3>\n<p>Da &#8220;Tu Vu\u00f2 fa&#8217; l&#8217;Americano&#8221; di Renato Carosone a &#8220;Tammuriata Nera&#8221; della Nuova Compagnia di Canto Popolare, passando per &#8220;Quanno Chiove&#8221; del grande Pino Daniele. Immortali successi della musica, filtrati dal pianoforte di Vittorio Mezza e del suo Trio. Questo e molto altro nel nuovo lavoro del pianista: &#8220;Napoli Jazz Songs&#8221;.<\/p>\n<p>Vittorio Mezza cura anche gli arrangiamenti del disco, ad accompagnarlo George Koller al basso elettrico ed acustico e Davide Di Renzo alla batteria ed alle percussioni. Un album registrato a Toronto in Canada che propone, in una veste jazzistica, brani che non appartengono solo alla cultura partenopea, ma a tutto il mondo.<\/p>\n<p><b>Vittorio Mezza ospite questa settimana a &#8220;Jazz Meeting&#8221; ci ha illustrato la nascita del lavoro suo e dei musicisti&#8230;<\/b><\/p>\n<p>&#8220;Posso dire che mettere insieme il progetto \u00e8 stato come vivere una sfida di grande fascino, dal momento che come musicista mi trovavo alla ricerca di un equilibrio, tra quelle che erano le versioni &#8220;evergreen&#8221; dei classici della musica napoletana e la possibilit\u00e0 di intraprendere nuove strade. Quello che ho cercato di fare con il mio trio \u00e8 mettere in campo un progetto dove potesse emergere l&#8217;anima jazzistica dei vari pezzi, arrivando grazie alla collaborazione dei musicisti che mi hanno accompagnato, ad una sorta di &#8220;visione a tre&#8221; dei vari brani&#8221;.<\/p>\n<p><b>Pur non negando il fascino di questa sfida, immagino non sia stato semplice lavorare sui brani&#8230;<\/b><\/p>\n<p>Non \u00e8 stato un percorso facile realizzare con contrabbasso batteria e piano, arrangiamenti non invasivi, che contenessero la nostra visione a tre delle canzoni napoletane in una formazione cameristica. Da una parte c&#8217;era l&#8217;esigenza del rispetto per la tradizione, dall&#8217;altra la necessit\u00e0 di dare il nostro apporto creativo, con lo scopo di far suonare un trio jazz che si confrontava con pezzi cos\u00ec famosi.<\/p>\n<p><b>L&#8217;improvvisazione quale ruolo ha?<\/b><\/p>\n<p>Ho ricavato degli spazi per l&#8217;improvvisazione dove era possibile, ma rispettando la melodia, tutto questo per consentire a chi ascolta di fruire al meglio della musica, quindi mi sono messo dalla parte del pubblico, pur ricercando anche sonorit\u00e0 nuove, cercando di capire cos&#8217;\u00e8 il jazz oggi, cosa suonare e come suonarlo. Secondo me tutto dipende come viene posto in essere questo sound jazzistico.<\/p>\n<p><b>Il jazz \u00e8 anche ricerca&#8230;<\/b><\/p>\n<p>Per un musicista essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo \u00e8 lecito e comprensibile. Sulla risposta del pubblico posso dire che le presentazioni che ho fatto nei mesi scorsi anche in piano solo, sono andate benissimo, sono rimasto sorpreso dal calore del pubblico soprattutto a Napoli, dove la gente respira musica ad ogni angolo e il pubblico \u00e8 sempre giustamente esigente.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione all\u2019album LIFE PROCESS per il quotidiano IL MATTINO DI NAPOLI<\/b><\/h3>\n<h3><b>IL DISCO<\/b><\/h3>\n<h3><strong>Vittorio Mezza.<\/strong><\/h3>\n<p>\u00abLife Process\u00bb (Abeat Records\/Ird) \u00e8 il primo album del pianista di Maddaloni, cinque standard (se cos\u00ec si pu\u00f2 considerare anche \u00abQuando\u00bb di Pino Daniele oltre al repertorio di Coltrane, Monk e Ellington) e altrettante composizioni originali. Classe &#8217;76, diplomato al conservatorio di Benevento, Mezza ha tocco melodico e senso del ritmo, usa bene entrambe le mani ed i pedali, e ha gusto per la progressione da piano solo, anche se non sempre dietro i suoi brani ci sono idee particolarmente strutturate. Non ha paura di misurarsi, trovando qualche motivo di novit\u00e0, con pagine importanti come \u00abMr. P.C.\u00bb (bella), \u00abCaravan\u00bb e \u00abOn green dolphin street\u00bb anche se un trattamento particolare \u00e8 riservato proprio a \u00abQuando\u00bb che in qualche modo denuncia insieme radici sentimentali e possibilit\u00e0 di un percorso artistico, ormai intrapreso da tempo, eppure solo all\u2019inizio.\u00a0<b>(f.v.)<\/b><\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Dal quotidiano IL CORRIERE DELLA SERA<\/b><\/h3>\n<h3><b>VIA DEI GRECI<\/b><\/h3>\n<h3><b><i>Mezza e Rea, piano solo per due e percorsi jazz<\/i><\/b><\/h3>\n<p>Doppio concerto di piano solo oggi alle 18 al Conservatorio di Musica\u00a0\u00abSanta Cecilia\u00bb\u00a0invia dei Greci 18. Percorsi Jazz presenta nella Sala Accademica Vittorio Mezza e, a seguire, Danilo Rea. Mezza, pianista dal tocco raffinato ed elegante, di classe cristallina. Pianismo che attinge sapientemente alla tradizione jazzistica per esplorare nuove frontiere stilistiche e dispiegarsi in chiave autonoma ed originale.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Dalla rivista GIOIA<\/b><\/h3>\n<h3><b>Scoperte Jazz<\/b><\/h3>\n<p>Cinque inediti e cinque rivisitazioni di grandi brani (dal jazz di John Coltrane, Duke Ellington e Thelonious Monk all\u2019indimenticabile\u00a0<i>Quando<\/i>\u00a0di Pino Daniele) in\u00a0<i>Life Process<\/i>\u00a0(Abeat Records), il nuovo album di Vittorio Mezza, pianista campano con la musica nell\u2019anima. Da scoprire, per non lasciarlo pi\u00f9. P.M.<\/p>\n<h3><b>Recensione al cd VITTORIO MEZZA TRIO (Abeat Records) per la rivista MUSICA JAZZ, di Michel Alberga\u00a0<\/b><\/h3>\n<p>Una trascinante\u00a0<i>In Bloom<\/i>\u00a0dei Nirvana \u00e8 la scelta di apertura del pianista di Caserta per dare la bussola del lavoro: jazz suonato, con una forte interazione tra compagni fedeli e rivisitazioni a trecentosessanta gradi del mondo musicale contemporaneo. Cos\u00ec dai Nirvana si passa a Petrucciani attraversando Monk e Shorter, con disinvoltura e soprattutto con uno sguardo sintetico. La cifra stilistica di Mezza si basa su una dimensione di ricerca e di sperimentazione e, anche se il presente lavoro \u00e8 meno ardito di quello d\u2019esordio, in realt\u00e0 anche in questo caso \u00e8 presente una certa coerenza nel percorso musicale delineato. I brani originali (i titoli in italiano) mostrano anche la validit\u00e0 compositiva del pianista. In ultima battuta i compagni di viaggio scelti \u2013 Moriconi e Fioravanti \u2013 sono veramente una fonte d\u2019ispirazione imprescindibile per il dipanarsi del lavoro, creando spunti contrappuntistici, grooves di ogni specie e incalzante swing dove serve.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd Vittorio Mezza Trio (Abeat Records), di Gianni Montano per JAZZ ITALIA<\/b><\/h3>\n<p>Vittorio Mezza \u00e8 pianista ben preparato e con un interesse aperto al mondo del jazz, ma anche ad altre musiche, pop e contemporanee. In pi\u00f9 sa scegliere i suoi collaboratori. In questo disco, ad esempio, coinvolge un contrabbassista solido e versatile come Massimo Moriconi, forte anche sullo strumento elettrico e l\u2019altrettanto poliedrico Ettore Fioravanti, batterista leader di vari progetti, fra cui \u201cBelcanto\u201d e con esperienze prestigiose accanto a Gianluigi Trovesi, Paolo Fresu e Paolo Damiani, fa gli altri. Proprio Paolo Damiani ha fatto da apripista a Mezza, reclutandolo per un suo gruppo e ospitandolo a Roccella Jonica a \u201cRumori mediterranei\u201d, lo storico festival calabrese di fine agosto.<\/p>\n<p>Dopo un cd pi\u00f9 sperimentale in duo con Pagni e pubblicato dalla Spasc(H)! \u201d<b>MP2<\/b>\u201d, con questa nuova prova il pianista casertano si cimenta in un repertorio pi\u00f9 \u201dtradizionale\u201d, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, in ambito \u201cmodern jazz\u201d con un repertorio in larga parte originale a cui si aggiungono reinterpretazioni di brani di diversa provenienza stilistica. Si passa, infatti, da \u201cIn Bloom\u201d dei Nirvana, con un andamento funky, a \u201cSkippy\u201d di Thelonious Monk, dove gli angoli del linguaggio monkiano vengono smussati e le asperit\u00e0 sono arrotondate. Si continua con una romantica ballad, \u201cRachid\u201d di Petrucciani, resa con \u201cdevozione\u201d verso l\u2019autore, per concludere con la traccia migliore dell\u2019intero lavoro: \u201cAna Maria\u201d di Wayne Shorter, intensa e toccante. Gli altri cinque brani sono a firma del pianista. In \u201cTetachords\u201d si pu\u00f2 ammirare l\u2019accompagnamento potente e aggraziato di Moriconi. \u201cAfa\u201d procede con un ritmo languido, quasi stanco e suggerisce un clima esterno ben definito dal titolo. Ne \u201cL\u2019abdicazione-Monza 12-9-2006\u201d si colgono collegamenti fra lo stile del leader ed Herbie Hancock. In \u201cDove l\u2019amore riposa\u201d spiccano una bella introduzione con il solo Fioravanti e il privilegiare le note alte sulla tastiera, da parte di Mezza, nell\u2019apprezzabile dialogo con il basso, attraverso l\u2019uso di un pianismo \u201cliquido\u201d, come si affermava negli anni settanta. Anche \u201cLike a race\u201d si sviluppa con interventi pregevoli dei tre componenti il gruppo e mantiene un\u2019aria classica di un jazz senza tempo.<\/p>\n<p>In conclusione \u201cVittorio Mezza Trio\u201d si pone come un punto di riferimento per tre musicisti che hanno l\u2019unica ambizione e la sola prerogativa di saper suonare il jazz, senza la pretesa di entrare nella storia di questa musica come capiscuola.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione per la rivista JAZZIT a cura di Eugenio Mirti<\/b><\/h3>\n<h3><b><i>NAPOLI JAZZ SONGS<\/i><\/b><\/h3>\n<p>Il lavoro di Vittorio Mezza rilegge in chiave jazzistica alcuni classici della canzone napoletana, a partire da quelli della tradizione popolare come\u00a0<i>Tammurriata nera<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Torna a Surriento<\/i>\u00a0fino ad arrivare a\u00a0<i>Tu vu\u00f2 fa\u2019 l\u2019americano<\/i>\u00a0di Renato Carosone,\u00a0<i>Quanno chiove<\/i>\u00a0di Pino Daniele e a un medley dedicato a Ennio Morricone. La ritmica del progetto \u00e8 canadese, ed \u00e8 divertente ascoltare George Koller alle prese con il pi\u00f9 classico repertorio partenopeo. Gli arrangiamenti di Mezza sono ben congegnati, non snaturano mai le composizioni di partenza ma le rendono originali e particolarmente originali: brillante rilettura di\u00a0<i>Tu vu\u00f2 fa\u2019 l\u2019americano<\/i>, ritmica e incalzante quella di\u00a0<i>Tammurriata nera<\/i>, evocativa la versione di\u00a0<i>Torna a Surriento<\/i>, quasi rock\u00a0<i>Funicul\u00ec Funicul\u00e0<\/i>, e cos\u00ec via, in un\u2019ideale passeggiata nelle meraviglie dell\u2019ingegno musicale. Un disco ben riuscito, che dimostra le grandi capacit\u00e0 tecniche e interpretative di Vittorio Mezza e che si riascolta molte volte sia per l\u2019approccio originale a brani molto conosciuti sia per il playing di alto livello.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione per la rivista\u00a0<\/b><b>MUSICA JAZZ, a cura di Alceste Ayroldi<\/b><\/h3>\n<p>Anche in Canada Mezza non rinuncia ai suoi natali campani, non fa a meno di quel sound che caratterizza il suo tocco. Il pianista di Maddaloni ristora il piano trio scartavetrando le vetust\u00e0 con le percussioni e il basso senza tasti. Poi prende in mano la summa del repertorio classico napoletano e lo passa la greve setaccio del jazz. Il risultato sono chicchi di grana rossa che lasciano pienamente cantare Renato Carosone con\u00a0<i>Tu vu\u00f2 fa\u2019 l\u2019americano<\/i>, nel quale sventola nitido l\u2019assolo di Mezza che tiene sempre calda l\u2019indimenticabile melodia. Anche\u00a0<i>Tammurriata nera<\/i>\u00a0\u00e8 ben intinta in veementi improvvisazioni. Ed ecco\u00a0<i>Torna a Surriento<\/i>,\u00a0<i>Lacreme Napulitane<\/i>\u00a0che respirano di jazz e\u00a0<i>Dicitencello vuje<\/i>\u00a0in up-tempo. Il leader lascia entrare nell\u2019olimpo della classica napoletana anche Pino Daniele con\u00a0<i>Quanno chiove<\/i>, il cui sodalizio jazzistico \u00e8 quasi d\u2019obbligo, brano che fa coppia con il binomio\u00a0<i>Poverty-Nuovo Cinema Paradiso<\/i>\u00a0firmato da Ennio Morricone: la prima tornita dall\u2019intro conturbante di Koller e la second onirica e sospesa. Non manca nulla:\u00a0<i>Funicul\u00ec Funicul\u00e0<\/i>\u00a0s\u2019apparenta col jazz-rock, per poi lasciar calare il sipario all\u2019intramontabile\u00a0<i>Reginella<\/i>.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione di Andrea Romeo al disco \u2018\u2019VITTORIO MEZZA TRIO\u2019\u2019 (Abeat Records) per \u2018\u2019L\u2019isola che non c\u2019era\u2019\u2019<\/b><\/h3>\n<p>Gi\u00e0 l\u2019idea di affiancare i Nirvana (<i>In bloom<\/i>) a Monk (<i>Skippy<\/i>), Petrucciani (<i>Rachid<\/i>) e Shorter (<i>Ana Maria<\/i>) nell\u2019ambito di un disco jazz \u00e8 sicuramente originale; se a questo aggiungiamo i cinque pezzi scritti dal pianista, differenti per ritmo e dinamiche, \u00e8 chiaro che il panorama musicale di Trio assume coloriture decisamente variegate.<\/p>\n<p>Intanto le esecuzioni, formalmente e tecnicamente impeccabili ma nel contempo ricche di groove nei passaggi pi\u00f9 movimentati e cariche di pathos nei momenti pi\u00f9 intimisti; un pianoforte dagli accenni romantici,\u00a0<i>Tetachords<\/i>, cui si affianca il drumming semplice ma ricco di sfumature di Ettore Fioravanti davvero abile nella scelta dei suoi patterns.<\/p>\n<p>Altrettanto in linea con le scelte pianistiche \u00e8 il contrabbasso: Massimo Moriconi unisce, alla precisione del tocco, un gusto particolare nel proporre una continua alternanza di pieni e vuoti, giocando spesso con i tempi dispari e \u201cspaiando\u201d le proprie linee rispetto a quelle di Vittorio Mezza, realizzando, ad esempio in\u00a0<i>Skippy<\/i>, una sorta di inseguimento dal ritmo serrato e dal virtuosismo spontaneo. Per chi non \u00e8 strettamente appassionato di jazz, il rischio grosso \u00e8 quello di \u201csubire\u201d un album senza coglierne le sfumature, con la conseguenza, banale, di giungere a considerarlo troppo uniforme, \u201cpiatto\u201d, se ci si passa il termine; con questo lavoro, invece, \u00e8 chiaro il tentativo di portare in primo piano queste sfumature, di evidenziarle, di farle diventare protagoniste dell\u2019esecuzione.<\/p>\n<p>Ecco che gli accenti, le peculiarit\u00e0 esecutive, diventano allora elementi descrittivi, richiami impliciti ad altri temi musicali che, pur non venendo assolutamente espressamente citati, riemergono dagli ascolti passati: in\u00a0<i>Afa<\/i>\u00a0si coglie, ma \u00e8 opinione del tutto personale, qualche eco di Estate di Bruno Martino, pur non essendoci espliciti riferimenti, ma solo sensazioni.<\/p>\n<p>Qualche ricercatezza dal sapore un po\u2019 \u201cdark\u201d in\u00a0<i>Dove l\u2019amore riposa<\/i>, anche per spostare in avanti il limite dell\u2019esecuzione e sperimentare nuove soluzioni, la diffusa \u201csofficit\u00e0\u201d di\u00a0<i>Like a race<\/i>, la fusion vagamente sudamericana di\u00a0<i>Ana Maria<\/i>\u00a0completano un quadro decisamente ben realizzato.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd \u201cMP2 Mezza Pagni Jazz Duo\u201d \u2013 Splasc(H) Records, a cura di Franco Fayenz<\/b><\/h3>\n<p><b>\u00a0<\/b>E\u2019 chiaro che, quando\u00a0accetto\u00a0di scrivere le note di copertina per un cd, significa che la musica mi \u00e8 piaciuta molto. Vale a dire, mi ha ispirato delle idee da tradurre in parole. Ma questa volta \u00e8 accaduto qualcosa di pi\u00f9. Conoscevo uno dei due musicisti, Vittorio Mezza, per averlo ammirato a Reggio Calabria in apertura del festival 2005 di Roccella Jonica al quale non\u00a0manco\u00a0mai. Poi ho letto i due brevi pedigree, il suo e quello di Stefano Pagni che iniziano nello stesso\u00a0modo: &lt;Diplomato\u00a0in (\u2026) e laureando in Jazz al Conservatorio S. Cecilia&gt;. A questo punto mi sono disposto nel migliore dei modi, perch\u00e9, a mio avviso, oggi le biografie dei giovani musicisti di jazz devono cominciare cos\u00ec. E\u2019 finita, cio\u00e8, l\u2019epoca eroica dei Grandi Autodidatti: fra i giovani si accettano ormai rare eccezioni soltanto per straordinari e comprovati talenti naturali. Ho ascoltato dunque i dieci brani di MP2 per mezzo di un normale lettore di cd traendone la soddisfazione che mi attendevo, tanto \u00e8 vero che ho avvertito l\u2019esigenza di\u00a0riascoltarli\u00a0in cuffia, in modo da staccare meglio i suoni e sentirmi pi\u00f9 solo con la musica dei magnifici due. Non mi accade spesso. Ne ho ricavato impressioni assai vive.<\/p>\n<p>La tecnica perfetta di entrambi, innanzitutto, posta al servizio di una capacit\u00e0 espressiva intensa e adeguata alle esigenze dei singoli brani; il senso del jazz, per nulla posto in ombra dall\u2019esperienza accademica, ma anzi rafforzato; le influenze &lt;altre&gt; (anche orientali, in qualche tratto) talvolta cercate con garbata consapevolezza; la bellezza dei temi scritti da Mezza e l\u2019ottima scelta di quelli di Coltrane, Monk, Mingus, Metheny e Markowitz, fatti propri con evidente originalit\u00e0. Non credo sia necessario aggiungere altro.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd MMP &#8211; Mezza Milzow Project (Abeat Records) di Niccol\u00f2 Lucarelli per Jazzitalia<\/b><\/h3>\n<p>\u00c8 un jazz colto e raffinato quello che sgorga dalle composizioni di Vittorio Mezza e David Milzow, riuniti in un progetto di respiro internazionale che vede coinvolto anche il batterista Ettore Fioravanti. Nella sua ricerca estetica e concettuale, il trio propone un jazz che guarda al blues e alla psichedelica colta, nel solco delle ricerche di Rick Wright con i Pink Floyd. Atmosfere che s&#8217;intuiscono gi\u00e0 dall&#8217;affascinante copertina, che un po&#8217; ricorda Magritte e il suo Impero delle luci, un po&#8217; lascia cadere l&#8217;idea di una zona di periferia, non ben identificata, metafora dell&#8217;incontro fra jazz e blues cui il trio d\u00e0 corpo nell&#8217;album. Che si apre con il caldo piano elettrico cadenzato di\u00a0<i>Linea di fuga Blues,<\/i>\u00a0affiancato da un brioso sax soprano classicamente newyorkese, che dipinge atmosfere urbane dal sapore contemporaneo.<\/p>\n<p>Nella parte centrale, il ritmo si fa pi\u00f9 vivace, e Milzow prolunga di conseguenza i virtuosismi di sax, creando un amalgama particolarmente coinvolgente. A non far sentire la mancanza della profondit\u00e0 orizzontale del basso, provvede il piano elettrico che detta il ritmo con un motivo a cinque note sul registro grave.<\/p>\n<p>Romantico, invece, il pianoforte classico di\u00a0<i>Younique<\/i>, affiancato dallo struggente sax tenore, mentre in\u00a0<i>Run, run, run<\/i>, il suono celestiale del Fender \u00e8 affiancato da vibranti percussioni e un sax soprano che volteggia in primo piano, per un brano che si fa metafora dello scorrere dell&#8217;esistenza, con suggestioni psichedeliche che ricordano certi passaggi di The Piper at the Gates of Dawn.<\/p>\n<p>Un progetto dalle interessanti sfaccettature, sospeso fra le due sponde dell&#8217;Atlantico, dove, a conferire un&#8217;aura jazz a quello che \u00e8 un impianto ritmico fondamentalmente blueseggiante, intervengono i fraseggi di sax, improntati a una sobria eleganza: un inseguirsi fra questo e il pianoforte, ora su atmosfere romantiche (il passaggio di pianoforte in\u00a0<i>Sera che viene<\/i>), che ricordano la scuola europea di Liszt e Vlad, ora su atmosfere decisamente urbane vicine a Brad Mehldau o Craig Taborn. E, fra le pieghe dei fraseggi, si avverte una linea sonora &#8220;sfrangiata&#8221;, quel silenzio fra gli strumenti apparentabile allo stile di Thelonious Monk, che si materializza come una presenza sfuggente, eppure importante nel completare l&#8217;atmosfera.<\/p>\n<p>Vittorio Mezza mette ordine nell&#8217;album, dettando la tempistica di ogni brano sul Fender, e i sax di Milzow vi portano quella piacevole &#8220;anarchia&#8221; che scaturisce dai frequenti virtuosismi di scala, eseguiti per\u00f2 in accordo con l&#8217;atmosfera dell&#8217;impianto ritmico, e cio\u00e8 con quel carattere &#8220;lunare&#8221; che invita al silenzio, alternato a fraseggi dalla maestosa concretezza urbana, un tuffo nel caos della Fifth Avenue o nei vicoli del Queen.<\/p>\n<p>Anche il pianoforte, comunque, si prende i suoi spazi, lanciandosi in intensi a solo, condotti prediligendo il registro grave.<\/p>\n<p>Un album che ha un carattere letterario sia nei complessi arrangiamenti, sia nell&#8217;eleganza dei titoli delle composizioni, alcuni in inglese, altri in italiano, che richiamano sensazioni, attese, impeti, momenti di solitudine, dell&#8217;esistenza umana. Il risultato \u00e8 un suono americano contemporaneo, intenso e delicato come un romanzo di Rick Moody, che guarda all&#8217;esistenza come un qualcosa di meravigliosamente crepuscolare, senza troppe illusioni, consapevole delle zone di buio che si possono attraversare,<\/p>\n<p>Un album dal sound adulto, jazz d&#8217;autore che non manca di emozionare l&#8217;ascoltatore.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd Vittorio Mezza \u2013 Trio (Abeat Records) di Michele Manzotti per \u2018\u2019Il Popolo del Blues\u2019\u2019<\/b><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Good jazz made in Italy: an album written with method and taste<\/span><\/p>\n<p>Segnaliamo con molto piacere questo album del pianista jazz campano Vittorio Mezza. Innanzitutto per un corretto equilibrio nella scelta di brani propri con quelli di altri compositori. E poi perch\u00e9 non \u00e8 certo cosa da poco proporre pezzi di mostri sacri come Thelonious Monk, Michel Petrucciani, Wayne Shorter, e andare oltre il jazz mettendo come prima traccia una composizione dei Nirvana. Mezza \u00e8 pianista dotato di una bella tecnica accompagnata da un gusto non comune, senza retorica o smania di protagonismo. La melodia \u00e8 resa al meglio nella sua cantabilit\u00e0, ma anche le figurazioni veloci, talvolta percussive, non sono mai fine a loro stesse ma permettono la percezione del filo musicale proposto all&#8217;ascoltatore. Per fare questo Mezza ha voluto con s\u00e9 due eccellenti musicisti dalla grande esperienza: Massimo Moriconi al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria.<\/p>\n<p>Non vogliamo sottolineare troppo le reinterpretazioni di Mezza (anche se\u00a0<i>In bloom<\/i>\u00a0\u00e8 di sicuro effetto e\u00a0<i>Rachid<\/i>\u00a0\u00e8 ben sottolineata nel suo lirismo), ma segnalare come\u00a0<i>Tetachords<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Afa<\/i>\u00a0siano due tracce di ottima composizione, sospese tra modalit\u00e0 e tonalit\u00e0, mai banali nello sviluppo.\u00a0<i>Dove l&#8217;amore riposa<\/i>\u00a0si basa sul lavoro ritmico di Fioravanti da cui spuntano momenti pi\u00f9 rarefatti di pianoforte e contrabbasso, mentre gli accordi di\u00a0<i>Like a Race<\/i>\u00a0si propongono a loro volta come melodia quasi come i corali religiosi. Un lavoro e un musicista a cui auguriamo maggiore visibilit\u00e0.<b>\u00a0<\/b><\/p>\n<hr \/>\n<h2><b>RECENSIONE DI GIORDANO SELINI AL CD \u201cMP2 Mezza Pagni Jazz Duo\u201d \u2013 Splasc(H) Records<\/b><\/h2>\n<p>&#8220;Il vibrante zampillare intensivo, che si spinge in avanti con coordinata determinazione e un florido tracimare dall\u2019emozionale ed espugnante dinamismo di un adamantino e decisivo incastonare perentorio in continuit\u00e0, del pianista Vittorio Mezza, prontamente interfacciato dalle duttili ricuciture in movimento dal brioso e nitido spaziare del contrabbassista Stefano Pagni, si effonde con fulgida efficacia nell\u2019elettrizzante live del cd \u201c<b>MP2<\/b>\u201d. Il galvanizzante mareggiare munifico e le frastagliate cascate pirotecniche di Mezza si inoltrano con un diretto e dribblante rabescare purpureo che si sbriglia con immediatezza ed espressivit\u00e0 in scintillanti cavalcate dalla significativa disinvoltura e dalla naturale freschezza di conduzione per un sorgivo, netto e rigoglioso delineare scalpitante e irresistibile che fluisce in umbratili e travolgenti scalinate e raggianti e subitanee escursioni ben guidate che si esplicitano in un mirifico debordare con mordente e carattere, cui si intreccia il felpato intessere di Pagni dall\u2019incessante sottendere, da cui si libra il mulinare assai coinvolgente di Mezza stesso, che dardeggia con fervida scorrevolezza e marcata energia creativa in propulsivi e sfavillanti tracciati, d\u2019intesa sempre con il caldo ed elastico cardinare in divenire dalle terse e spigliate trame e dal limpido pulsare e intarsiare di Pagni.&#8221;<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd Vittorio Mezza Trio (Abeat Records), a cura di Gerlando Gatto<\/b><\/h3>\n<p>Il trio pianoforte \u2013 batteria \u2013 contrabbasso \u00e8 forse la formazione pi\u00f9 tipica nell\u2019ambito del jazz; con questo organico si sono misurati i pi\u00f9 grandi pianisti, da Oscar Peterson a Michel Petrucciani, da Bill Evans a McCoy Tyner.. a Enrico Pieranunzi per approdare sulle italiche sponde. Di qui l\u2019oggettiva difficolt\u00e0 di proporre qualcosa di nuovo, di stimolante.<\/p>\n<p>Ecco, il pianista Vittorio Mezza affronta questa sfida presentandosi con un trio di assoluto livello completato da Ettore Fioravanti alla batteria e Massimo Moriconi al contrabbasso. Per quanti seguono il jazz, questi due ultimi nomi sono gi\u00e0 sinonimo di qualit\u00e0 avendo conquistato una solida reputazione in tanti anni di intensa attivit\u00e0. Mezza, il leader, non \u00e8 ancora ben conosciuto al grande pubblico nonostante si sia fatto notare gi\u00e0 da qualche tempo: cos\u00ec al Roccella Jonica Jazz Festival apre il concerto del Wayne Shorter Quartet e successivamente suona con l\u2019etno jazz ensemble di Danilo Montenegro nel 2005; ha comunque tutte le carte in regola per una bella carriera. Dotato di una solida preparazione di base (si \u00e8 diplomato e laureato col massimo dei voti in musica jazz al Conservatorio S. Cecilia di Roma), ha affinato la sua sensibilit\u00e0 studiando con musicisti del calibro di Franco D\u2019Andrea, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Dave Liebman, John Taylor..<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 la musica che possiamo apprezzare in questo CD, una musica raffinata, ben strutturata, altrettanto ben equilibrata tra composizione e improvvisazione e soprattutto corroborata da un interplay che si evidenzia sia nelle composizioni dello stesso Mezza, sia nei brani di alcuni mostri sacri quali Monk, Pertrucciani e Shorter: splendida l\u2019interpretazione dell\u2019\u201dAna Maria\u201d di quest\u2019ultimo.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Vittorio Mezza racconta Napoli, a cura di Niccol\u00f2 Lucarelli<\/b><\/h3>\n<p>Dopo la convincente prova del progetto internazionale con David Milzow, il pianista Vittorio Mezza si dedica alla rilettura in chiave jazzistica di una delle tradizioni musicali pi\u00f9 colorate della Penisola, quella napoletana. L\u2019album \u00e8 pubblicato da Abeat Records.<\/p>\n<p>Raccontare Napoli non \u00e8 cosa agevole, per quella vastit\u00e0 e complessit\u00e0 che le caratterizzano, da un punto di vista storico, antropologico, sociale. Una realt\u00e0 composita e difficile, stratificata nei secoli, intrisa di barocco fatalismo e di estemporanea intraprendenza, nonch\u00e9 di quella solare, dolorosa bont\u00e0 immortalata anche da Curzio Malaparte nei capitoli partenopei del suo crudo e controverso La pelle. \u00c8 a questo particolare modo di essere che Vittorio Mezza intende rendere omaggio, attraverso una tracklist accuratamente meditata, che abbraccia le origini della canzone napoletana sino ai nostri giorni, una successione di brani che si dipana xx come altrettanti capitoli di Cos\u00ec parl\u00f2 Bellavista, del partenopeo DOC Luciano De Crescenzo, e che spazia dalla tradizione di De Curtis e Nicolardi ai cantautori pi\u00f9 moderni come Renato Carosone e l\u2019indimenticato Pino Daniele, con un\u2019incursione nelle colonne sonore cinematografiche firmate Morricone.<\/p>\n<p>Racconti musicali che dipingono un secolo di cultura napoletana con le sue vicissitudini, non ultima l\u2019emigrazione e la conseguente nostalgia della Patria. Undici brani da cui scaturiscono emozioni forti legate alle pi\u00f9 svariate e intense situazioni della vita, quali l\u2019amore, la passione, il legame con la terra natia e la sua bellezza, la partenza in cerca di fortuna e il difficile adattamento in un Paese straniero. Ironicamente ma non troppo, \u00e8 su questi due ultimi aspetti che si sofferma Renato Carosone nel suo\u00a0<i>Tu vu\u00f2 fa\u2019 l\u2019americano<\/i>, brano ormai storico e pietra miliare dello swing italiano. Mezza lo rilegge con il medesimo brio, e i contrappunti pianistici infondono concretezza a un brano \u201cspensierato\u201d.<\/p>\n<p>Il momento pi\u00f9 intenso dell\u2019album arriva con l\u2019ottava traccia, un medley di tre brani da altrettante colonne sonore:\u00a0<i>Poverty<\/i>\u00a0(dallo straordinario\u00a0<i>C\u2019era una volta in America<\/i>), seguito da\u00a0<i>Nuovo Cinema Paradiso<\/i>\u00a0e\u00a0<i>Tema d\u2019amore<\/i>, tratte dal poetico film di Giuseppe Tornatore. Le distorsioni di Koller donano un\u2019atmosfera urbana a\u00a0<i>Poverty<\/i>, che quasi dipingono le tenebre dei vicoletti di Little Italy sorpresi dalla notte. Il pianoforte di Mezza interviene con levit\u00e0 in\u00a0<i>Nuovo Cinema Paradiso<\/i>, carico di struggente nostalgia. Appena pi\u00f9 vivace, l\u2019appassionato\u00a0<i>Tema d\u2019amore<\/i>, dove il pianoforte dialoga con le percussioni. Tre brani legati nell\u2019album, ma anche, di per se stessi, dal tema della lontananza, del distacco, della nostalgia per la terra d\u2019origine. Sta qui la chiave dell\u2019album, che esprime anche interessanti notazioni sociologiche, riflettendo su quell\u2019italianit\u00e0 che continua a sopravvivere all\u2019estero, nei figli e nei nipoti dei nostri emigranti di tanti decenni orsono. In questo senso, si pu\u00f2 interpretare il lavoro di ricerca di Vittorio Mezza anche come un omaggio all\u2019italianit\u00e0 che, anche all\u2019estero, riesce a conservare i suoi caratteri distintivi, che si ripercuotono anche nella solare passione per la musica e il canto.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Dal giornale L\u2019UNITA\u2019<\/b><\/h3>\n<h3><b>Vittorio Mezza<\/b><\/h3>\n<h3><b><i>Pianoforte solitario<\/i><\/b><\/h3>\n<p>Cinque inediti e cinque standard (Coltrane, Monk, Ellington) per entrare nel mondo del pianista e compositore campano. Musicista capace di muoversi con disinvoltura fra consulenze in RAI, collaborazioni a musical e insegnamento al Conservatorio di Reggio Calabria, e poi tornare al jazz per raccontarsi in libero e solitario confronto con il suo pianoforte. P.O.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>MMP &#8211; MEZZA MILZOW PROJECT (Abeat Records), recensione a cura di Eugenio Mirti per la rivista JAZZIT<\/b><b>\u00a0<\/b><\/h3>\n<p>Il\u00a0<b>Mezza Milzow Project<\/b>\u00a0\u00e8 caratterizzato da due anime musicali diverse: da un lato c&#8217;\u00e8 una grande energia che viene spesso incanalata in brani dalle brillanti trame ritmiche (funk, tempi dispari, ostinati sui bassi, e cos\u00ec via) che vedono al loro interno anche elementi avantgarde e free. Dall&#8217;altro, non mancano momenti pi\u00f9 delicati e suggestivi come\u00a0<i>Younique<\/i>, o\u00a0<i>Deep<\/i>, una composizione caratterizzata dall&#8217;uso del piano Rhodes. Nell&#8217;insieme un lavoro originale e ispirato.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd \u201cMP2 Mezza Pagni Jazz Duo\u201d (Splasc(H) Records), a cura di Vittorio Lo Conte per ALL ABOUT JAZZ<\/b><\/h3>\n<p>Un&#8217;altra interessante incisione, realizzata dal vivo, per la Splasc (H). A realizzarla sono il pianista Vittorio Mezza ed il contrabbassista Stefano Pagni, ambedue diplomati nei rispettivi strumenti presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.<\/p>\n<p>La musica che eseguono \u00e8 complessa, cos\u00ec come lo sono i linguaggi contemporanei. Gli echi di musiche accademiche o del jazz pi\u00f9 ortodosso si mischiano all&#8217;interno di John Coltrane, Thelonious Monk o Pat Metheny. Il tutto viene destrutturato e ricomposto, riversandovi dello swing o negandolo, in un continuo gioco di botta e risposta con le aspettative dell&#8217;ascoltatore, a cui appaiono pezzi di temi che poi vengono ricuciti lasciando il piacere di riconoscere l&#8217;autore originale. Un lavoro che richiede molta perizia da parte degli esecutori.<\/p>\n<p>Fra le interpretazioni pi\u00f9 interessanti ci sono \u201cSno&#8217; Peas\u201d di Phil Markowitz, eseguita senza lasciare troppo da parte le intenzioni originarie del compositore ed il finale \u201cTheme for Ayrton\u201d. In mezzo a idee che vengono dai suoi pianisti preferiti (Paul Bley, Keith Jarrett, Cecil Taylor) Mezza cerca una propria via e\u00a0<b>MP2<\/b>\u00a0\u00e8 pi\u00f9 punto di passaggio che di arrivo. All&#8217;interno della sua musica c&#8217;\u00e8 un motore evolutivo che \u00e8 ricco di domande cui le risposte arrivano ancora in modo parziale. \u00c8 chiaro fin da adesso che non manca la fantasia e la tecnica per completarle.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Dalla rivista MADRE<\/b><\/h3>\n<h3><b>Napoli in Jazz<\/b><\/h3>\n<p>Pianista, compositore, arrangiatore, docente di musica, il quarantenne Vittorio Mezza \u00e8 uno dei personaggi di spicco del jazz italiano. Si esibisce regolarmente in Italia e in varie parti del mondo, dall\u2019Australia al Sudafrica. A Toronto, in Canada, Mezza ha inciso insieme al contrabbassista George Koller e al percussionista Davide DiRenzo, un album in cui sono arrangiati e riproposti in chiave jazz undici grandi successi ispirati a Napoli. Scorrendo la lista si scorrono titoli celeberrimi come\u00a0<i>Tu vu\u00f2 fa\u2019 l\u2019americano, Torna a Surriento, Era del Maggio, Funicul\u00ec Funicul\u00e0, Reginella<\/i>. Non mancano un omaggio alle colonne sonore del cinema e a Pino Daniele. Sono melodie immortali che si prestano ad essere plasmate e genialmente arrangiate senza che si perda il loro fascino originale. Soprattutto se a farlo \u00e8 Mezza, un artista con una solida formazione al Conservatorio di Santa Cecilia, che sa trattare la musica con amore e rispetto.<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione per la rivista ALIAS IL MANIFESTO, a cura di Guido Festinese<\/b><\/h3>\n<h3><b>Jazz Italia<\/b><\/h3>\n<h3><b>Il pianoforte colorato di rosa<\/b><\/h3>\n<p>Alla quinta uscita discografica (in un mercato che brilla, \u00e8 il caso di dire, per opacit\u00e0 di attenzione verso i nuovi musicisti interessanti), il\u00a0<b>pianista Vittorio Mezza<\/b>\u00a0propone la difficile scelta del pianoforte solo. Il jazzista casertano, docente in diversi conservatori (e autore di un valido volume tecnico per pianisti jazz) ha dalla sua una diteggiatura sontuosa, e un tocco percussivo mai banale, frutto evidente degli ascolti e degli studi di Monk, Bley, dei due Taylor, John e Cecil. Il che non significa che il nostro non sappia anche\u00a0\u00abreinventare\u00bb\u00a0una splendida ballad contemporanea come\u00a0<i>Quando<\/i>\u00a0di Pino Daniele, nel suo\u00a0<i>Life Process<\/i>\u00a0(Abeat Records).<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>Recensione al cd\u00a0<i>NAPOLI JAZZ SONGS<\/i>\u00a0per la rivista AUDIOPHILE, di Marco Sonnino<\/b><\/h3>\n<p>La canzone napoletana rappresenta una sorta di tormento freudiano (!) nelle nostre teste, di \u2018amore e odio\u2019. Fin da quando siamo nati, le melodie napoletane ci tormentano&#8230;e ci ricordano le nostre radici anche se siamo originari di Bolzano o Firenze\u2026\u00c8\u00a0anche il tipico esempio di musica che si ascolta quando andiamo in una pizzeria di Berlino o un ristorante italiano a New York. C\u2019\u00e8 poco da fare. Come sottolinea giustamente l\u2019interprete di questo disco Vittorio Mezza \u2018\u2019probabilmente non c\u2019\u00e8 un luogo al mondo in cui non sia stato anche solo accennato, pi\u00f9 o meno goffamente, il ritornello di una canzone napoletana\u2019\u2019. Niente di pi\u00f9 vero.<\/p>\n<p>Che ci sia ancora da dire in queste melodie lo dimostra questo disco nel quale il pianista di origini casertane Mezza si \u00e8 cimentato in versioni pi\u00f9 o meno jazzate dei classici Napoletani. Registrando a Toronto con l\u2019aiuto di due validi musicisti canadesi, Mezza non stravolge gli originali e lascia intatte le melodie ben note delle canzoni pi\u00f9 famose, inserendo nel potpourri anche\u00a0<i>Quanno chiove<\/i>\u00a0di Pino Daniele e\u00a0<i>Nuovo Cinema Paradiso<\/i>\u00a0di Ennio Morricone. Non \u00e8 un disco sussurrato, la tecnica pianistica \u00e8 ritmica e pulsante per energizzare le esecuzioni e conferire rinnovata energia.<\/p>\n<p>In sostanza un divertissement nostalgico e allo stesso tempo istruttivo per chi non possiede ancora alcune delle pi\u00f9 famose canzoni napoletane o magari \u2013 per motivi spiegati prima \u2013 era un po\u2019 allergico a tale genere musicale e ha deciso di recuperare. Sicuramente il trio sar\u00e0 apprezzato a Toronto nei concerti che hanno seguito la registrazione, perch\u00e9 si sa, di Italiani nel mondo ce ne sono ovunque, e Napoli \u00e8 sempre Napoli\u2026<\/p>\n<hr \/>\n<h3><b><span lang=\"en-US\">From\u00a0<i>THAT CANADIAN MAGAZINE<\/i>, review to MANCUSO | MEZZA &#8211; DANCES IN MY MIND, by Raul Da Gama<\/span><\/b><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Dominic Mancuso\u2019s reputation could have rested on his Juno Award-winning Comfortably Mine [DOT Productions, 2010] alone. However, he continued his passionate musical exhortations on his next album, Sub-Urban Gypsy [2014] and, just when you thought he couldn\u2019t possibly go much further he has turned in a magical performance on Dances in My Mind. This ambitious-sounding repertoire consists of some older music reimagined on a larger \u2013 orchestral \u2013 canvas as well as what appears to be more recent music. Both groups of songs have been further uplifted in the presence of Mr. Mancuso\u2019s regular Group as well as\u00a0<b>with some rather special musical guests, including the pianist Vittorio Mezza, whose arrangements and extraordinarily empathetic pianism is heard all over this music<\/b>.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Throughout, Mr. Mancuso displays his natural abilities for composition and prodigious vocal gifts, his gravelly, big-boned and often long-limbed voice is stretched to its limits and then \u2013 remarkably \u2013 to a place that can only be described as a rarefied realm. On each song Mr. Mancuso seems to reach new pinnacles of performance. The opener, \u201cDances in My Mind\u201d, takes a fresh look at this older piece and features his regular [Dominic Mancuso Group]. It is joyously upbeat and sets the tone for all the rest of the spectacular music to follow.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">The following song, \u201cMemamenam\u00f2\u201d has been re-scored for performance with a superb string quartet that includes the ubiquitous \u2013 and quite brilliant \u2013 violinists Drew Jurecka, Rebekah Wolkstein, violist Claudio Vena and the cellist Lydia Munchinsky. A series of wonderful songs ensue including the slightly mysterious ballad \u201cMilano\u201d, which is edged with a somewhat rueful feel. This song also features the superb Quisha Wint, a lustrous vocalist, who also appears on several other songs, on which she leaves her own inimitable seductive imprint. I would be remiss if I did not mention the stellar performances by Mr Mancuso\u2019s guitarist Tony Zorzi and pianist Jerry Caringi, as well as the horn-ubermeister John Johnson, bassist Paco Luviano, percussionist Chendy Le\u00f3n and the other superb musical guests \u2013 all of whom play with idiomatic elegance.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Throughout this repertoire, Mr. Mancuso rings in the changes in mood, structure and tempo, making for a constantly interesting programme. The considerable degree of balance and integration of melody, harmony and rhythm, of composition and improvisation and, most of all, the elements of individuality and exploration are impressively maintained throughout. This is a performance for the ages, one that bodes well for whatever new music is to come from the extraordinary mind \u2013 and vocalastics \u2013 of Mr. Mancuso.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Track list \u2013 1: Dances in My Mind; 2: Menamenamo; 3: Blissful State of Mind; 4: Live and Let Live; 5: Night Drive; 6: Her Simple Truth; 7: Milano; 8: Lu Scuru; 9: Think of Me; 10: Salvatore; 11: No War<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Personnel \u2013 The Dominic Mancuso Group \u2013 Dominic Mancuso: vocals; Jerry Caringi: Hammond B3 organ, accordion and vocals [1, 2]; Tony Zorzi: guitars; John Johnson: saxophones and bass clarinet; Paco Luviano: bass; Chendy Le\u00f3n: drums and percussion.\u00a0<b>Featuring \u2013 Vittorio Mezza: arranger, piano, celeste and Fender Rhodes;<\/b>\u00a0Kevin Turcotte: trumpet; Michael Davidson: marimba and vibraphone; George Koller: contrebasse [4]; Quisha Wint: vocals [1, 2, 4, 5, 7]; Sam Mellace: vocals [2]; Mark Schiavello: vocals [2]. String Quartet \u2013 Drew Jurecka: violin; Rebekah Wolkstein: violin; Claudio Vena: viola; Lydia Munchinsky: cello<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><b><i><span lang=\"en-US\">MEZZA GINSBURG ENSEMBLE \u2013 CONVERGENCE<\/span><\/i><\/b><b><span lang=\"en-US\">, reviewed by Barry O&#8217;Sullivan for JAZZ &amp; BEYOND<\/span><\/b><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Convergence is a musical conversation between a group of meritorious musicians including Vittorio Mezza a jazz pianist with strong classical roots and a love of Mediterranean life, and the South African born Australian based saxophonist Mark Ginsburg who has influences from his strong Jewish roots and an African heartbeat. Making music together is about allowing these musical contrasts to blend into something new, occasionally clashing and at times overlapping.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">In this session they are joined by a rhythm section consisting of Luca Bulgarelli on bass, Marcello Di Leonardo on drums and Fabian Hevia on percussion delivering a collection of ballads, slow-burning mood pieces and pulsating ensemble passages, mostly composed by Mezza with four contributions from Ginsburg. The two men like to tinker with the musical atoms, and sometimes subatomic particles, and for the most part they create successful explosions of musical harmonies that give the remaining improvisors something to dig into.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">The addition of Bel a cappella and some glorious choral and vocal arrangements from Judy Campbell with the smooth nightingale voice of Justine Bradley add a huge atmospheric effect on several tracks. Ginsburg is a nimble player with a well-rounded, centred unique tone on his tenor. Just listen to the tracks Big Sea and Nostalgia to gain cognisance of his expertise. On the soprano saxophone he proves himself to be a gilt edged musician glowing with luminescence.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">This is best exemplified on his compositions\u00a0<i>For You<\/i>\u00a0as well as\u00a0<i>Common Purpose<\/i>\u00a0and on Mezza\u2019s\u00a0<i>Affezioni<\/i>\u00a0and\u00a0<i>Solipsismo A Strati<\/i>. The recording quality of this album is excellent with a good clear tone, timbre and a dynamic range on all the instruments and voice over the fourteen tracks. This a real bonus if your passion is brilliant ensemble playing and surprising arrangements infused with diaspora featuring excellent solos from a group of accomplished musicians.<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><b><span lang=\"en-US\">MEZZA GINSBURG ENSEMBLE &#8211; CONVERGENCE, review from Vinylfan.de<\/span><\/b><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Wie definiert man Sch\u00f6nheit von Kl\u00e4ngen? Sicherlich hat dazu jeder Musikfreund eine andere Antwort parat. So auch der italienische Pianist Vittorio Mezza und der Saxophonist Mark Ginsburg aus S\u00fcdafrika: zwei sehr unterschiedliche K\u00fcnstler zeigen uns ihre eigene Version und pr\u00e4sentieren uns mit \u201eConvergence\u201c eine Schallplatte, die vieles vereint. Die Review zu einer bemerkenswerten LP!<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><span lang=\"en-US\">MEZZA GINSBURG ENSEMBLE &#8211; CONVERGENCE (LP, 180G VINYL)<\/span><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Um die Eingangsfrage aufzugreifen: die Basis f\u00fcr einen guten Klang schafft nat\u00fcrlich erstmal eine hochwertige Aufnahme. Hierbei hat sich das Plattenlabel Ozella Music l\u00e4ngst einen hervorragenden Namen gemacht. Manche Vinyl-Fans kaufen mittlerweile blind jede neue LP aus dem Hause in Borchen. Auch \u201eConvergence\u201c ist klanglich ganz vorz\u00fcglich und weit \u00fcber dem Durchschnitt heutiger Ver\u00f6ffentlichungen &#8211; selbst im Jazzbereich, der ja durchwegs mit gelungenen Platten aufwartet. Damit ist bereits ein Schritt in Richtung sch\u00f6ner Klang getan, aber es kommt noch mehr!<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><span lang=\"en-US\">SINNLICH &#8211; IN JEDER HINSICHT VORZ\u00dcGLICH<\/span><\/h3>\n<p><span lang=\"en-US\">Mezza Ginsburg Ensemble Convergence Vinyl OZ1084LP Dieses Mal begab man sich zun\u00e4chst nach Italien, um im Tube Recording Studio aufzunehmen. Diese Location in der N\u00e4he von Rom (genauer: Fara in Sabina) ist f\u00fcr seinen warmen und feinsinnigen Sound bekannt, der von vielen Musikern sehr gesch\u00e4tzt wird.\u00a0<\/span>Vittorio Mezza und Mark Ginsburg wurden von dem Bassisten Luca Bulgarelli, dem Schlagzeuger Marcello di Leonardo und Fabian Hevia an den Percussion unterst\u00fctzt.<\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Dann ging die Reise um die halbe Welt nach Sydney, um dort noch mit dem Ensemble Bel a Cappella und der S\u00e4ngerin Justine Bradley die Chor- und Sologes\u00e4nge einzuspielen.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Und hier setzt wieder der Faktor \u201esch\u00f6ner Klang\u201c an, in diesem Fall allerdings von seiner musikalischen Seite. Die LP beginnt mit einem reinen Chorgesang, das Intro dauert knapp \u00fcber einer Minute. Dann beginnen mit Schlagzeug und Bass sowie dem Piano die ersten Takte von \u201eAfa\u201c, ehe das Tenorsaxofon von Mark Ginsburg eine wunderbare Melodie anstimmt &#8211; im Hintergrund noch immer der Chor. Diese entspannte Nummer gibt schon mal den Weg vor, den dieses Ensemble in den nachfolgenden sieben Tracks nur unwesentlich verl\u00e4sst. Ab hier allerdings spielt die Band bis auf die Nummer \u201eBig Sea\u201c ohne weiteren Gesang, also rein instrumental.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Vom Piano spielerisch leichtf\u00fc\u00dfig ausgestaltet und durch das Saxofon sinnlich intoniert, ergaben sich geschmackvolle Eigen-Kompositionen der beiden Leader. Mal als Ballade, mal im Walzer-Takt und mal mit sanften Groove, der den Zuh\u00f6rer zum Mitwippen animiert. F\u00fcr mich hat das Ganze viel W\u00e4rme und mediterranes Feeling &#8211; ja, es hat Stil und Klasse. Zumal die Band geschlossen und harmonisch wirkt, die Soli sind immer in der Melodie eingebunden.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"en-US\">Der Aufnahmeort in Italien scheint ganz hervorragend zu dieser Musik zu passen. Ein Glas Rotwein und eine hochwertige Musikanlage, deren Mittelpunkt &#8211; der Schallplattenspieler &#8211; eine LP auf dem Teller zu liegen hat, die Genuss pur darstellt. Zumal auch die Pressung erstklassig ist &#8211; eine rundum empfehlenswerte Ver\u00f6ffentlichung!<\/span><\/p>\n<hr \/>\n<h3><b>\u00a0<\/b><b><span lang=\"en-US\">MEZZA GINSBURG ENSEMBLE \u2013 CONVERGENCE, Austrian review from\u00a0<a href=\"http:\/\/www.concerto.at\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-auth=\"NotApplicable\" data-linkindex=\"2\">www.concerto.at<\/a><\/span><\/b><\/h3>\n<p>Ozella Music.Vertrieb: Galileo MC<\/p>\n<p>\u201eConvergence&#8221; bedeutet Zusammen\u00adflie\u00dfen, und in der Tat vereinigt sich hier mediterranes Lebensgefiihl (der Pianist Vittorio Mezza) mit s\u00fcdafrikanischen Roots (der Saxofonist Mark Ginsburg).\u00a0<span lang=\"en-US\">Die sehr sinnlichen Kompositionen beider\u00a0 Protagonisten wurden\u00a0 mit italienischer\u00a0 Band\u00a0 in\u00a0 der N\u00e4he von Rom aufgenommen, und als besonderer Touch kamen noch die Vokalarrangements von Judy Campbell f\u00fcr ihren in Sydney beheimateten Chor Bel A Cappella hinzu. Sehnsuchtsvoll, in satten\u00a0 Kl\u00e4ngen schweigend, geht diese Musik hinumer wie ein leichter Chianti den man trinkt, w\u00e4hrend\u00a0 die Sonne langsam untergeht.\u00a0 Das ist dem Wohlklang verpflichteter Contemporary Jazz, der besonders, wenn\u00a0 Mezza und Ginsburg mit Keyboards und Sopransax zugange sind &#8211; knapp an der Kitschgrenze vorbeischrammt.\u00a0<\/span>[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text css=&#8221;.vc_custom_1631003978897{margin-bottom: 0px !important;}&#8221;] A TGCOM24 il pianista parla del suo ultimo lavoro, &#8220;NAPOLI JAZZ SONGS&#8221; A cura di GIANCARLO BASTIANELLI per &#8220;Jazz Meeting&#8221; Da &#8220;Tu Vu\u00f2 fa&#8217; l&#8217;Americano&#8221; di Renato Carosone a &#8220;Tammuriata Nera&#8221; della Nuova Compagnia di Canto Popolare, passando per &#8220;Quanno Chiove&#8221; del grande Pino Daniele. 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